A quanti piace respirare il profumo dei libri, immergere il naso tra le pagine prima di iniziare una nuova storia o di svoltare pagina? Un gesto da lettore, un comportamento che racconta una passione che va oltre il coinvolgimento mentale e la narrazione, il desiderio di raccogliere sensazioni fisiche là dove partono emozioni regalate da tante storie. Un atteggiamento che ritroviamo nel nuovo romanzo di Desy Icardi, L’annusatrice di libri edito da Fazi, un PerfectBook di sicuro capace di suscitare grande curiosità per l’abilità della sua protagonista: la 14enne Adelina riesce a leggere i libri usando l’olfatto. Attorno a questa ragazza, nella Torino del 1957, ruotano la zia Amalia che la ospita in casa, le compagne di scuola e la sua amica Luisella Vergnano, il padre di questa e il reverendo Kelley, governanti e avvocati, Si intrecciano amicizie e amori, desiderio di conoscenza e avidità, ricerca di riscatto e speranze, un doppio mistero e vicende di manoscritti indecifrabili. Abbiamo avuto il piacere di leggere il romanzo in anteprima (esce in libreria tra qualche giorno, il 28 febbraio!): un’opera intrigante e affascinante per le tante suggestioni letterarie, per l’intreccio e per l’ambientazione ben ricostruita attraverso i particolari e il linguaggio dei vari personaggi. Nella frizzante intervista che vi proponiamo, l’autrice torinese Desy Icardi, attrice di cabaret e scrittrice dalla spiccata vena comica e non di meno grande osservatrice, ci conduce dietro le quinte e tra le maglie del suo nuovo libro.

Il titolo anticipa (e a noi, appassionati lettori, fa pregustare) come la 14enne Adelina viva un rapporto molto fisico con i libri e con “una strana euforia” sperimenti un tipo di lettura che le permette di abitare le storie, di sentirle in tutte le loro sfumature. Come è nata l’idea per questo romanzo?

A causa di un forte abbassamento della vista, da ormai diversi anni leggo servendomi di un e-reader che, pur essendo indiscutibilmente meno poetico dei libri cartacei, mi consente di ingrandire il carattere di scrittura. Una mattina, sul tram, una viaggiatrice normo-vedente e normo-leggente (una lettrice tradizionale, tanto per capirci), mi disse che non avrebbe mai rinunciato alla lettura dei libri cartacei, per via del profumo delle pagine stampate. Il profumo dei libri è molto piacevole – pensai – ma purtroppo non posso leggere con il naso! Immaginai così la storia di una ragazza in grado di leggere con l’olfatto, e fermata dopo fermata – come vi dicevo mi trovavo sul tram – iniziai a delineare gli snodi principali de L’annusatrice di libri.

Oggi si parla molto di passione per la lettura attraverso i social. Tuttavia, tu hai deciso di ambientare il romanzo nel passato, sebbene recente, anziché nel presente. Perché?

All’età di quattordici anni, Adelina perde misteriosamente la capacità di lettura, e il suo rendimento scolastico precipita. Dopo qualche tempo, Adelina scoprirà tuttavia di poter leggere con l’olfatto. Oggi, al primo manifestarsi dei sintomi della dislessia, Adelina sarebbe risucchiata in un turbine di psicologi, neurologi e probabilmente anche omeopati, agopuntori e osteopati. Nel 1957, invece, non riuscendo più a leggere, Adelina viene semplicemente giudicata una somara e lasciata libera di scoprire le sue straordinarie facoltà. «Tutte le brave scolare si somigliano, ogni scolara so­mara è somara a modo suo», dice il professor Kelley riferendosi a Adelina, e facendo il verso all’incipit di Anna Karenina. È ovviamente un’ottima cosa che oggi i ragazzi non siano lasciati ad affrontare i loro problemi da soli, ma come protagonista di un romanzo, Adelina aveva bisogno della solitudine.

Tra le pagine ci fai visitare edifici storici con grandi portoni e case con termosifoni in ghisa, incontriamo modiste e attori di varietà… Quanto lavoro c’è di ricerca lessicale e ricerca storica dietro questo romanzo che ritrae abitudini e stili di vita dagli anni ’30 alla fine degli anni ‘50?

La ricerca è stata impegnativa, ma molto di quanto ho scritto trae ispirazione da racconti ascoltati in diverse occasioni, da persone che vissero in quegli anni. La vita dei teatranti degli anni Trenta, per esempio, mi fu narrata da alcuni anziani attori negli anni Novanta, quando studiavo recitazione ed ebbi l’occasione di recitare al loro fianco.

Nel libro racconti di una biblioteca ammassata in uno scantinato e di un professore studioso di lettere antiche e ricercatore di libri rari da decodificare: il reverendo Kelley è un personaggio che incute timore nelle ragazze dell’istituto, riservato e diffidente, troppo rigoroso e che infligge punizioni. Tuttavia si riscatta anteponendo il bene della sua allieva agli interessi e alla curiosità. Hai voluto tratteggiare la figura del “cattivo” che inconsapevolmente aiuta la protagonista a conoscere le proprie forze e così cambia o una persona che è incapace di vivere la lettura con trasporto ed emozioni come invece fa Adelina?

Non definirei Kelley un cattivo in senso stretto, quanto piuttosto un personaggio ostile. I cattivi vogliono il male dei protagonisti e Kelley, sin dal principio, non desidera il male di Adelina, ma neppure il suo bene, ovviamente. Kelley vive in un mondo fatto di conoscenza e ricerca, e ha scelto di ammantarsi di un’aura burbera per schermarsi dal resto dell’umanità, che considera un elemento di disturbo. Il reverendo Kelley vive la parte nozionistica della lettura, Adelina quella emotiva, ciononostante i due personaggi mostrano dei tratti comuni: entrambi hanno un segreto da nascondere, per esempio.

“Leggere, che stupidaggine! Non ho mai letto un libro eppure sono diventata chi sono”: così parla la zia Amalia, lei che agli occhi della famiglia si è fatta una posizione ma che da qualcuno viene definita una “sempliciotta”. Ritratto del cinismo o ignoranza?

Zia Amalia ha un rapporto d’amore e odio nei confronti dei libri: i libri rappresentano per lei un accessorio tipico delle persone agiate e istruite, che ammira e al contempo detesta. Amalia deride i libri perché non si sente alla loro altezza, il suo è un rifiuto dettato dall’ignoranza, ma anche dalla scarsa fiducia in se stessa. “Quando era ragazza (…) si era sorpresa tante volte a guardare con interesse i ragazzi e le ragazze che indugiavano nelle let­ture sulle panchine dei giardini municipali o ai tavolini dei caffè. Nei libri doveva celarsi il segreto della loro di­stinzione e superiorità, o almeno in parte. Quei bei gio­vani, che camminavano fieri e ben vestiti verso un futuro roseo, avevano alle spalle, evidentemente, famiglie facol­tose che li avevano abituati sin da piccoli a sfogliare le pagine dei libri, proprio come i suoi genitori avevano abituato lei alla zappa.”

Adelina annusa grandi romanzi e raccolte di favole, il Decamerone e libri antichi; poi, i Promessi Sposi ricorrono spesso in quanto materia di studio per le ragazze. Quanto c’è delle tue letture in queste citazioni?

Nei rimandi letterari de L’annusatrice di libri c’è tutta la mia adolescenza. Le notti bianche, Jane Eyre, La signora delle Camelie sono i romanzi che ho letto quando avevo pressappoco l’età di Adelina. In quanto a I promessi sposi essi non “ricorrono”, bensì fanno da perenne sfondo alle letture che la protagonista sceglie spontaneamente. Adelina e io non intendiamo dare giudizi sul grande romanzo di Manzoni – ci mancherebbe! – ci siamo tuttavia permesse di contestare le modalità con le quali esso viene propinato agli studenti. (…) impiegare un anno intero per la lettura di trentotto capitoli era una tortura bella e buona! Non c’era da stupirsi se la maggior parte delle sue compagne detestava quel romanzo, che veniva somministrato goc­cia a goccia, come un’amara medicina. La vita di un lettore è costellata di tante differenti letture, alcune casuali, altre imposte dalla scuola, altre ancora scelte con cura; ognuna delle quali contribuisce a rendere il lettore unico e straordinario; L’annusatrice di libri vuole rappresentare proprio questo: una celebrazione dei lettori e della loro meravigliosa singolarità.