L’incontro che PerfectBook ha organizzato al Salone del Libro di Torino è stato molto bello e mi ha dato molto. Ne ringrazio di cuore tutti i partecipanti.
Mi sono anche “salvata” alcuni concetti. Giuseppe Lupo, raccontando come si era trasformato da ragazzino che non leggeva mai a lettore e poi scrittore in seguito al terremoto dell’Irpinia, ha ricordato come la parola scritta salvi: le storie e chi le ha vissute, le esperienze, le vite trascorse. Ha ricordato che i documenti sul computer si “salvano”. Un’operazione banale, che facciamo in continuazione e senza pensarci, che contiene in nuce tutto quello che fanno i libri.
Domenica ho messo a posto la libreria. Mi sono rammentata che avevo abbandonato molti libri, deliberatamente e per ragioni personali; che mi ero detta vabbé, ormai leggo quasi sempre in ebook o pdf; che la libreria che avevo era più che sufficiente perché non avrei più accumulato libri.
Ho poi guardato i libri che avevo conservato. Libri che mi hanno salvato durante l’adolescenza. Libri di famiglia. Libri desiderati. Libri arrivati per caso. Libri che i miei cari non hanno avuto tempo di leggere. E ho pensato che li avevo salvati. Che ero felice di averli salvati.
E allora ho preso quegli altri libri, quelli che non avevano ancora un posto perché me li avevano appena regalati al Salone o in altre occasioni, perché erano avanzati in ufficio, perché non avevo resistito e li avevo comprati (dicendomi solo questi, dopo basta) e ho voluto salvare anche loro.
La mia libreria, che non contiene tutto quello che ho letto ed è molto scarna, è però fatta ora di libri salvati consapevolmente. E questo me la rende preziosa e cara.
Proprio come se invece di un semplice “salva” avessi fatto un “salva con nome”: qualcosa di nuovo, con dentro tutto il passato.
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