Già il titolo di questo romanzo ha un ché di evocativo ed è una metafora perfetta, secondo me, della lettura e di ciò che si prova entrando in un libro. Leggere, specie in alcuni momenti della vita, è proprio come inoltrarsi in un giardino – con tanto di spine, raggi di luce e profumi insoliti – che ha la caratteristica di essere anche segreto. Un segreto da custodire tra il lettore e la storia dentro cui si sta immergendo.
Sui libri cosiddetti “per ragazzi”, personalmente, ho enormi lacune. Sono diventata una lettrice vera da grande, con libri per lo più da adulti. E dunque mi sono persa alcune pietre miliari (molti grandi classici d’avventura, molti albi illustrati e molti autori italiani) e così adesso mi è nato il desiderio di rimediare.
Ho cominciato con Il giardino segreto di Frances H. Burnett, una storia scritta a inizio ‘900 e che del secolo scorso ha tutto il sapore e il mistero. Una storia che ha il coraggio di andare fino a fondo sia in negativo che in positivo, una voce narrante che non ha paura di definire Mary, una dei protagonisti del romanzo, una bambina “brutta” e pure antipatica ma che poi la riscatta mettendola al centro di un’avventura fantastica.
La trama è esile: tre bambini scoprono un giardino e ci si rifugiano in gran segreto per giocare ed essere, una volta tanto, autentici. Ma le frasi e le emozioni sono potenti e intense come raramente mi è accaduto di leggere e come invece spesso succede nelle storie costruite, almeno nelle intenzioni, per un pubblico di bambini. Da sempre poi mi affascinava questa autrice angloamericana, la stessa di Il piccolo Lord e La piccola principessa.
Di quest’ultimo libro forse qualcuno ricorderà anche la trasposizione in cartone animato: Lovely Sara, un’animazione che mi avvinceva fino alle lacrime quando ero bambina e mi nascondevo dietro la poltrona per non vedere le scene più intense perché mi scoppiava il cuore ed empatizzavo con la sfortunata ma dolcissima protagonista.
Consiglio dunque a chi, come me, vuole ritrovare la freschezza delle letture per ragazzi in età adulta, nutrendo così alcune parti di sé che, crescendo, si rischia di trascurare.
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