Ogni casa editrice compie scelte editoriali che costruiscono un filo rosso volto a dettarne l’identità. Quando poi queste scelte affondano le radici in un pensiero che travalica questioni narrative e di immagine per comporre una filosofia che è anche punto di osservazione ben definito sul mondo, allora quella linea editoriale racconta molto più di ciò che i singoli titoli possono fare autonomamente. Così è per Aboca Edizioni, che unisce il sapere legato al mondo vegetale e naturale, alla salute e alla sostenibilità a una visione fortemente orientata al legame tra uomo e natura. Così, per la nostra rubrica Incroci letterari, questa volta abbiamo intervistato un “addetto ai lavori”, Daniele Pasquini, ufficio stampa e comunicazione della casa editrice, per farci raccontare soprattutto come è nata la bella collana Il bosco degli scrittori. Sotto questo nome, già molto evocativo, si raggruppano storie che ruotano attorno a un albero e che come lui hanno radici affondate nel terreno umano e braccia rivolute al futuro capaci di accogliere i cambiamenti.

Come è nata la collana Il bosco degli scrittori e come si inserisce nel vostro catalogo che è già così fortemente ben connotato?
La collana è nata nel 2019 su intuizione del nostro direttore editoriale, Antonio Riccardi. L’idea di fondo è che ogni autore trova, in un modo o nell’altro, ispirazione nel mondo vegetale: tutti gli scrittori hanno un albero, una pianta, un giardino o un bosco a cui sono legati. Che sia reale o simbolico, visto o immaginato. Da qui l’idea di aprire il catalogo della casa editrice – prettamente dedicato alla saggistica – a una linea di narrativa, in cui importanti autori e autrici del nostro panorama letterario potessero raccontare storie che esplorassero, in modo libero e originale, quella che è la relazione tra noi umani e il Pianeta in cui abitiamo.
Questa collana risponde forse anche all’esigenza di accompagnare il lettore (soprattutto chi magari vi conosce meno) nell’osservazione del mondo circostante partendo dall’importanza degli alberi intorno a sé?
È così: i romanzi e i racconti di questa collana fanno luce su una relazione profonda, e ciascuno lo fa in modo diverso e imprevedibile. Vi sono testi che hanno raccontato storie di chiara matrice ecologica, altri si sono affidati alla mitologia, altri ancora hanno il sapore del memoir o del romanzo storico. A prescindere dalla modalità, ogni libro della collana può aiutare i lettori a pensare gli alberi come esseri viventi fondamentali per le nostre esistenze, non solo apparati ornamentali.
Come avviene la scelta dei testi da inserire nella collana e quanto conta il rapporto dell’autore con l’albero o la natura?
È una collana su “invito”. Il team editoriale lancia la sfida ad autori o autrici dal curriculum letterario ben consolidato e che, nella loro opera o nella loro sensibilità, hanno già dimostrato una certa attenzione verso questi temi. Quel che accade dopo è “magico”, perché ciascun autore risponde secondo la propria cifra stilistica. Non c’è un romanzo che somiglia all’altro, ciascun libro della serie è profondamente originale.
Quale è un titolo a cui siete particolarmente legati e perché?
Il cedro del Libano di Raffaella Romagnolo, una raccolta di quattro racconti tutti incentrati sull’albero di cedro, che ha vinto la prima edizione del Premio Campiello Natura. È stata una grande soddisfazione, per noi e per l’autrice, e la conferma che il lavoro svolto con Il bosco degli scrittori stava andando nella giusta direzione.
La veste grafica della copertina è di sicuro un valore aggiunto: sono tutte molto belle e si prestano a formare una sorta di collezione di alberi nella libreria del lettore. C’è qualche albero che sperate di poter aggiungere presto alla raccolta?
Difficile scegliere un albero soltanto! Le specie vegetali censite sul nostro Pianeta sono oltre 350.000, direi che c’è materiale sufficiente per immaginare un’infinità di storie.

Quali frutti sono nati dal seme di questa nuova collana che appare come un ibrido narrativo?
Dalla collana editoriale è poi nato un grande progetto che da alcuni anni realizziamo al Salone Internazionale del Libro di Torino. Aboca, anziché un normale stand, realizza un vero bosco – chiamato appunto Il bosco degli scrittori – che dà concretezza alla metafora alla base dei nostri libri: uno spazio arboreo che diventa un punto di incontro per tutti coloro che, in ambito editoriale, hanno a cuore i temi dell’ecologia, della divulgazione scientifica, della cultura della biodiversità. All’interno del padiglione Oval allestiamo un grande spazio verde, circa 400mq, fatto da migliaia di piante viventi. Oltre al nostro catalogo, il Bosco ospita infatti un auditorium immerso nel verde, un’arena vegetale che ospita per cinque giorni decine di presentazioni di libri: un punto di riferimento per tutti gli autori – non solo i nostri! – che con le loro opere contribuiscono al dibattito sulle tematiche più urgenti della nostra contemporaneità.

Quale è la mission di Aboca in questo tempo così caratterizzato da eventi climatici straordinari che ci parlano di una natura sempre più a rischio?
La casa editrice nasce con il compito di indagare nel profondo il legame tra noi umani e la natura, studiarne le interconnessioni profonde, offrire approfondimenti e chiavi di lettura autorevoli. Siamo coscienti della necessità costante di un lavoro di eco-alfabetizzazione, e siamo desiderosi di condividere con i lettori questo messaggio. Riflettere sullo stato di salute della Terra – e quindi anche della nostra salute, perché siamo tutti collegati – è quantomai urgente: perciò cerchiamo di proporre contenuti di qualità per stimolare i lettori (dai giovanissimi agli specialisti) su un cambiamento necessario.
Tutte le foto pubblicate nell’articolo (eccetto quella dei due libri della collana) e nella testata sono state concesse da Aboca Edizioni.
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