#LoSpecchioDellAnima

Guardare negli occhi una persona è come compiere un viaggio, dentro se stessi e dentro chi si ha davanti. Si possono trovare conferme, così come ci si può meravigliare di cosa vi si trova. Non sbagliava chi diceva che “gli occhi sono lo specchio dell’anima” (citazione che si è attribuita a diverse fonti, da Shakespeare alla Bibbia, io so solo che sul diario del liceo tornava ogni anno quasi a suggellare il desiderio di autenticità). Raramente gli occhi mentono. Parliamo di quello sguardo che – per quanto breve – scava, che parla di attese e prospettive, che suggerisce paesaggi profondi e segna un incontro che può andare oltre l’attimo e il presente. Il cinema è ricco di sguardi che segnano l’inizio o la fine di una storia, la musica ne racconta altrettanti e anche nei libri se ne leggono molti. Eppure ognuno di noi, al di là della propria vita e grazie alla propria sensibilità, ne scopre alcuni che restano vivi e regalano percorsi di riflessione perché si adagiano su un vissuto colorato da sfumature simili. La bellezza di uno sguardo sta nell’intensità. Perché guardare è diverso da vedere.

Tutti questi pensieri si sono messi in fila durante la lettura di un libro in cui lo sguardo dei protagonisti e dei loro famigliari gioca un ruolo fondamentale. Lo sguardo degli occhi e quello dell’anima di Chani e Baruch, dei loro genitori e di chi li accompagna al matrimonio (il romanzo, intitolato proprio Il matrimonio di Chani Kaufman, è scritto da Eve Harris e pubblicato da LiberAria). La narrazione gioca tra passato e presente, puntando la freccia verso il futuro dei due sposi e della loro comunità ebraica, ma ciò che colpisce è la costante attenzione allo sguardo interiore dei due ragazzi che prima del fatidico sì potranno riconoscersi solo osservandosi e cercando di ricordare ciò che gli occhi avevano impresso nella mente nei pochi fugaci incontri. Un libro in cui il verbo osservare ricorre spesso e le scene sono caratterizzate da luce, ombra o tonalità di scuri. In questo romanzo, però, c’è molto di più: la forza delle tradizioni e la storia, il desiderio di un futuro e l’accettazione del destino, il timore e il senso dell’attesa. Tutto parte da uno sguardo verso la vita che riflette qualcosa di quello colto in chi abbiamo accanto.

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