Letteralmente un viaggio Attraverso persone e cose, quello che si dipana fin dalle prime pagine dell’ultimo libro di Gian Luca Favetto edito da Add. Un cullarsi continuo tra estratti di poesia, citazioni di libri e film, artisti, panorami, riflessioni ed esperienze personali, all’interno dei quali il lettore stesso è invitato a tuffarsi, con tutto il proprio trascorso personale. Ecco come ce lo racconta l’autore

Il libro immerge il lettore in un vero viaggio tra esperienze, ricordi e suggestioni, e permette di apprezzare anche il divertimento di giocare con la lingua e con lo stile. Insomma, un libro sulla poesia che anche nella forma ha un che di poetico. Come è nata dunque l’idea di questo libro e cosa intendi suscitare nel lettore?

Immagino che il desiderio del lettore sia quello che provo io quando mi approccio a un libro, e cioè la volontà di entrare dentro alle pagine, con tutto il proprio vissuto e le proprie esperienze. Questo desiderio intendo suscitare in chi legge queste pagine, accompagnandolo in un viaggio di esperienze e ricordi, nelle quali egli stesso può riconoscersi.
Proprio da un viaggio è infatti nata l’idea di questo libro: una partenza reale, dalla città al paese dell’infanzia e dell’adolescenza, che ha trovato poi espressione nella narrazione, capitolo per capitolo, di un viaggio simbolico, alla ricerca della poesia.

Attraverso persone e cose, di Gian Luca Favetto. Add Editore.

Leggere questo libro è stato infatti proprio come intraprendere un viaggio sulla linea intrecciata del flusso dei pensieri. Personalmente, mi è piaciuta molto la riflessione sulle città “del cuore” (N.d.R. cap. 7, Le città). Credi che i luoghi abbiano un carattere poetico che ci colpisce e che ci rimane dentro?

Ciò che conta non è il luogo in sé, bensì la relazione che si instaura tra il luogo e la persona. Ogni luogo può colpire suscitare sensazioni, può essere la campagna, una metropoli, una città esotica o il paese dell’infanzia; ma ciò che conta sta nello sguardo della persona, capace di valorizzare e di caricare di significato quel luogo, facendolo diventare per davvero “poesia”, qualcosa di concreto, dinamico, vivo.

Se la poesia tocca il nostro lato più personale e intimo, ci aspetteremmo che essa sia un genere diffusamente letto. Spesso però non è così. Cosa pensi possa servire oggi per coinvolgere i più giovani nella lettura della poesia e per trasmettere loro questa passione?

Serve innanzitutto ascoltarli per poterli comprendere nei loro bisogni, e poi educarli a far lo stesso, maturando la propensione all’ascolto, che è fondamentale nella vita di ciascuno, perché significa accogliere l’altro. Attraverso la poesia i giovani imparano a conoscersi, dando sfogo al proprio mondo interiore, esprimendolo in libertà e sforzandosi di spiegare a parole il proprio buio intimo o il proprio arcobaleno. Solo chi sa ascoltarsi, infatti, sarà in grado anche di comprendere gli altri, e anche in questo la poesia è utilissima. Essa non è un arido elenco di regole metriche, come talvolta si è portati a credere, ma un’attitudine verso l’esterno. È il modo di guardare il mondo.

Se pensiamo ai nostri giorni, e in particolare alla situazione di emergenza sanitaria che stiamo vivendo, cosa possiamo cercare, e trovare, ancora nella poesia?

La letteratura in senso lato, non solo la poesia, non è in realtà un rifugio, una consolazione, una fuga passiva; è invece uno scambio vitale ed energico che chiede al lettore stesso di metterci anima, respiro, perché la poesia è parte della vita stessa. In questo periodo di emergenza e di incertezza allora, costretti a stare con noi stessi e a riscoprirci in una forma diversa, la letteratura ci offre lo specchio in cui rifletterci, le pagine in cui riconoscerci, mettendoci a nudo, una volta per tutte.

Un’ultima domanda. Un consiglio rapido, per chi si approccia per la prima volta al gusto della poesia. Da quali poeti cominciare? 

Un trittico in rosa: Wisława Szymborska, Alda Merini, Antonia Pozzi. Perché nella poesia c’è un’anima femminile.