Ci sono letture che stupiscono e appassionano lasciando una gran voglia di andare oltre le pagine. Ora ve ne raccontiamo una. Se pensate che il libro Le sfide dei campioni del giovane giornalista Federico Vergari, edito da Tunuè, tratti solamente di sport, vi sbagliate: il volume, che si presenta con un titolo coloratissimo a tutto campo, è un insieme di affreschi che raccontano non solo grandi eventi sportivi ma ritraggono l’Italia attraverso gli anni. La narrazione corre dal 1965 con la sfida sul ring tra Nino Benvenuti e Sandro Mazzinghi al 2018, quando l’autore ha intervistato due atleti genovesi “colonne portanti del nostro basket in carrozzina”, Andrea Giaretti e Filippo Carossino, a 10 giorni dalla caduta del ponte Morandi. “Dedico e consiglio il libro a chi non si arrende” ci ha detto l’autore al termine di una bella intervista.  

Per ogni sfida, grazie a una bella narrazione, hai ricostruito anche il contesto dell’epoca, le città e il contorno sociale e culturale del tempo. In poche parole, nel tuo libro c’è la storia del nostro Paese.

Ho preso appunti e fatto tante ricerche, ho voluto ricostruire lo sfondo in cui è avvenuta ogni sfida. Per Benvenuti e Mazzinghi, ad esempio, ho trovato poche immagini e così ho lavorato di immaginazione. L’obiettivo è far capire che lo sport è un linguaggio universale che unisce la gente. Lo sport parla a tutti, basta pensare all’uso delle metafore sportive nella vita quotidiana. La scintilla per questo libro è partita durante la fiera Tempo di Libri 2018, dove ho curato lo spazio Bar Sport: Emanuele Di Giorgi  di Tunuè mi ha detto che volevano creare una collana sportiva e così abbiamo iniziato a parlarne. Dall’idea al volume in libreria è passato un anno, ma il periodo di scrittura è stato di quattro mesi.

Federico Vergari
Federico Vergari

Quale sfida hai raccolto scrivendo questo libro?

Innanzitutto una sfida personale, quella di rimettermi a scrivere in una chiave diversa dal giornalismo. Poi, è entrata una sfida più alta: far capire che la narrazione sportiva ha la sua dignità. All’estero i libri di sport non vengono distinti dalla narrativa, ma in Italia ancora sì.

Come hai scelto quali sfide raccontare?

Il progetto è nato da un lavoro di squadra con Tunuè: abbiamo subito visto che i grandi eventi sportivi si intrecciano spesso con la storia d’Italia. Un esempio su tutti: la sfida tra i ciclisti Giuseppe Saronni e Francesco Moser nel 1978 sale al culmine nel giorno in cui fu ritrovato il corpo di Aldo Moro e venne ucciso Peppino Impastato.

Descrivi il ciclismo come lo sport più umano perché si fatica, capace di suscitare un “alfabeto emozionale”…

Esatto, per fare ciclismo devi faticare, non puoi fermarti e tirare il fiato, c’è la ruota che gira e devi sempre pedalare, se cadi risali in sella. Il primato gli va dato soprattutto perché un tempo il Giro d’Italia passava sotto casa ed era un evento che attirava tutte le fasce di età. Immagina, inoltre, il contadino che prima poteva sentire solo la cronaca alla radio ma dal 1978 può vederlo a colori in televisione.

In ogni sfida c’è l’Italia che sogna. Questa è la forza dello sport?

L’Italia oggi continua a sognare con lo sport. Io ho 37 anni e ancora sogno di esordire con la maglia della Roma e segnare al derby. Mi piace sentirmi parte integrante. Lo sport fa sognare con poco, è una bella parentesi.

Tra un capitolo e l’altro hai inserito un dialogo tra padre e figlio in cui lo sport diventa metafora di vita; allo stesso tempo questa narrazione permette di legare le sfide tra loro cogliendone il significato.

A libro finito mi serviva qualcosa per collegare i capitoli e ho ripensato a una presentazione che ho moderato, quella del numero di Topolino della Disney per i Mondiali del 2018: ci aspettavamo un pubblico adulto ma la sala si riempì di bambini. Lì ho capito che lo sport è un buon modo per educare.

Musica e cinema sembrano far eco alle sfide e al contesto sociale che di volta in volta rievochi. Succede davvero così naturalmente che queste due arti entrano a far parte del mondo sportivo?

Io ricordo gli anni della mia vita in base alle stagioni della Roma. Facendo un confronto, ho visto che nulla in Italia riesce a definire un anno come le colonne sonore e i film. Sono ottime pietre miliari che entrano nello sfondo pensato.

Luca Pancalli, nuotatore stileliberista e presidente del Comitato Italiano Paralimpico, ha scritto l’introduzione e compare in un capitolo. Come hai affrontato il discorso delle discipline paralimpiche?

Il Comitato sta facendo un ottimo lavoro ribaltando l’identità delle discipline paralimpiche. Oggi ci sono atleti che hanno grande notorietà e danno così la possibilità di emergere anche a bambini e ragazzi. Secondo me lo sport paralimpico ha la stessa dignità degli sport praticati dai normodotati. Volevo raccontare le loro storie perché sono belle e ho cercato di farlo con semplicità come per tutte le altre.

A chi consigli, in particolare, di leggere il tuo libro?

A chi non si arrende, a chi cade e si rialza e si scrolla la polvere di dosso. Questi sono i campioni nella vita.