Abbiamo letto Isolario italiano (ediciclo editore) con curiosità, un viaggio sentimentale ed esperienziale tra le isole dello Stivale, ed è nato il desiderio di conoscere l’autore: Fabio Fiori, riminese classe 1967, è un marinaio, girovago, scrittore ed insegnante. La sua passione per i paesaggi marini – e non solo – lo ha portato a raccontarsi e a raccontarci il mare, dapprima su alcune riviste e poi nei suoi scritti tra cui L’odore del Mare. Piccole camminate lungo le rive mediterranee (ediciclo editore). Siamo contenti di aver avuto la possibilità di fare una bella chiacchierata con lui: abbiamo parlato di sogni, speranze e, inevitabilmente, viaggi.

Fabio Fiori è capace di far volare chi lo legge o ascolta su mari e isole; ci fa viaggiare mentalmente regalandoci un piccolo senso di libertà e speranza, in un periodo in cui persiste la voglia di evadere. Le sue parole mettono pace ed armonia.

(ndr: Per contestualizzare meglio l’intervista sottolineiamo che è stata fatta alla fine della scorsa estate, ma proprio per il sapore del libro e delle parole dell’autore abbiamo atteso una nuova estate per pubblicarla…)

Come e quando nasce l’Idea di Isolario Italiano?

Iniziando dal quando sicuramente mi appello a quella che nasce come passione fanciullesca, l’ambiente adriatico nel quale sono cresciuto ne è sicuramente complice. Poi, 15 anni fa circa, ho iniziato a scrivere di isole per la rivista Bolina che è una rivista di culto italiana, di culto in quanto ha un formato e un pubblico particolari legati alla vela, non come attività sportiva o nel suo fuorviante stereotipo di pratica elitaria, anzi tutto il contrario. Bolina è una rivista che racconta di una vela alla portata di tutti, una vela come esperienza di vita. All’interno della rivista ho proposto ed incominciato a raccontare le isole in una rubrica che si chiama Insulomania. Questa collaborazione è tutt’ora attiva, ho raccontato ormai una quarantina circa di isole, sicuramente in modo più sintetico e oggettivo, cosa che invece nel libro prende un taglio molto molto soggettivo. Una soggettività fortemente caratterizzata dagli accadimenti pandemici, perché quando ho cominciato a lavorarci in maniera più stringente è accaduto quello che abbiamo vissuto negli ultimi due anni a partire dal febbraio 2020.

Collegandoci agli eventi pandemici e al lockdown, l’hai vissuto lontano dal mare o in qualche modo sei riuscito a ‘fuggire’?

No, non sono fuggito ma ho la fortuna di vivere e avere questa piccola altana, come la definisco io, questo piccolo studio che ha una grande finestra che guarda l’Adriatico, quindi diciamo che la relazione con il mare è stata molto stretta anche durante le settimane di chiusura totale. Da un punto di vista visivo ma anche olfattivo e a quel punto immaginifico, quindi, le isole le ho sognate ma con un orizzonte marino presente nel mio quotidiano. Sicuramente una grande fortuna. Bisogna avere consapevolezza delle proprie fortune infatti, che siano mare, colline o paesaggio urbano, l’importante è avere gli occhi per vederlo con attenzione e magari cogliere quegli aspetti che in natura contaminano anche quei paesaggi più antropici.

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Quale è stato il primo viaggio in assoluto che hai fatto che ti ha suscitato una forte emozione?

Anche qui vado a ripescare nella memoria che è sempre molto suscettibile ai venti, alle voglie, quindi non solo come accezione atmosferica. Probabilmente il mio primo viaggio è stato proprio un viaggio in prossimità, fatto da bambino lungo le rive dell’Adriatico dove non ho solo conosciuto il mare ma anche i marinai. Ripercorro così i pochi metri che da casa mia mi avvicinano al mare, questa penso sia stata la mia prima “navigazione”, in quanto scoperta non solo di bambino ma anche di adulto e persona matura. Mi piace dire, soprattutto in un momento come questo, che più che geografia esotica dovremmo riscoprire una geografia erotica, sensoriale con l’ambiente.

Il prossimo viaggio?

Mi contraddico rispetto alla risposta precedente in quanto ho in previsione un viaggio a più lontano orizzonte geografico, vorrei scoprire e conoscere un’isola remota per me, Cipro nel Mediterraneo orientale. Un viaggio che ho dovuto rimandare a causa della pandemia, un viaggio che sogno da anni, nel senso che al di là del trasferimento aereo, percorrerò da solo a piedi e in bici per questa idea di relazione carnale con i luoghi. È fondamentale la scelta di come affrontare il percorso; e, soprattutto, chissà se l’Isola cara ad Afrodite sarà disponibile a rivelarsi.

Rispetto al libro, qual è l’isola, tra quelle citate, alla quale sei sentimentalmente più legato, se ce n’é una?

Devo dirti che come tutti i migratori io ho una fortissima stagionalità, quindi le mie preferenze sono di carattere stagionale, significa che la tua domanda di oggi riceverebbe una risposta completamente diversa se tu me la formulassi in autunno o magari d’inverno. In una giornata come quella di oggi, in un contesto come questo, in queste ferie d’agosto che affollano esageratamente i mari d’Italia, forse oggi la mia isola del cuore è la Ferdinandea che compare e scompare e quindi mi basterebbe navigare sopra e non in direzione dell’isola, facendomi trasportare dai venti e vedere affiorare la secca del canale di Sicilia e magari tutto ciò che gli scrittori e pittori dell’Ottocento ci hanno lasciato di quella incredibile apparizione. Un’isola in cui tanti hanno cercato di mettere bandiera, ma poi improvvisamente così come è comparsa è scomparsa, una meravigliosa metafora dei luoghi che d’estate diciamo sono sovraffollati mentre in autunno e in inverno sono desolati.


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