PerfectBook incontra Giorgio Pirazzini

pirazziniGiorgio Pirazzini è uno scrittore italiano che dal 2007 vive stabilmente (e felicemente) a Parigi. Abbiamo avuto modo di chiacchierare con lui a proposito del suo ultimo romanzo Gattoterapia edito da Baldini & Castoldi. Titolo davvero curioso! Di solito sono i cani che vengono considerati amici “per eccellenza” della specie umana e di cui è nota la loro azione benefica contro le malattie, ma  –  a quanto pare – il gatto è un ottimo “medico a quattro zampe”. Tuttavia la “gattoterapia” di Pirazzini supera questo confine e suggerisce un nuovo metodo un po’ bizzarro che insegna a sentirsi felini dentro e a comportarsi di conseguenza, in pratica a vivere con il distacco e l’indifferenza che i nostri amici gatti mettono in pratica. Al termine della piacevole e originale lettura, curiosi di conoscere i retroscena di quest’opera, ci siamo fatti raccontare dall’autore come è nato il libro.

Dalla lettura del libro si evince che hai due grandi passioni: la cucina e il cibo e i gatti. Parlaci di questi “amori” e di come ti è venuta l’idea di unirli in un romanzo.

Il libro si ispira ai gatti e al loro ineffabile atteggiamento, la cucina ci è entrata di soppiatto. Adoro cucinare, quando scrivo non resisto ad aggiungere particolari sui cibi e sui sapori, specificare i vini e i gesti della degustazione. Spesso mi scappano anche dettagli sulle ricette, divagazioni che di solito taglio perché non c’entrano nulla con la storia, ma stavolta… Stavolta il mio protagonista si appassionava come me a uno stufato alle prugne, a una salsa di arancia e zenzero, ripercorreva gli eventi ripensando allo Chardonnay che aveva bevuto. La cucina era parte di Lorenzo, il protagonista, e stava diventando la sua salvezza, meritava nel romanzo un posto all’altezza.

La gattoterapia è una pratica che esiste veramente e aiuta a vivere più serenamente. Come ne sei venuto a conoscenza? L’hai già provata o la praticheresti?

La pet therapy tradizionale consiste nel rilassarsi mediante la vicinanza di un animale, di solito un gatto. Capisco e concordo che possa funzionare e anche molto bene ma per me cercavo qualcosa di più aggressivo, che scardinasse le mie convinzioni e quelle di Lorenzo e ci permettesse di ripensare alle nostre vite in profondità e senza timori. Nel mio libro la gattoterapia diventa una fusione con il felino, sentirne le fusa come onde, assorbirne l’eleganza magistrale e l’arte dell’indifferenza. La vera gattoterapia ci insegna a vivere imitando i gatti, la loro sensualità e i loro modi aristocratici.

La storia che racconti in Gattoterapia ha qualcosa di “magico” (o misterioso, se vogliamo) e stimolante per la fantasia, grazie alla presenza di Iago e all’approccio che i personaggi hanno con la realtà. Quanto hai giocato con la fantasia scrivendo questo romanzo e cosa rappresenta per te questo aspetto “magico”?

La gattoterapia diventa una pratica che infetta la nostra realtà con la magia del mondo dei felini. Non cercavo un gatto, ma uno Stregatto, qualcuno con un punto di vista così diverso che appaia appena sopra la realtà. Essere appena sopra la realtà è una dimensione che amo molto, senza decollare nel surrealismo ma aggiungendo pizzichi di magia. Le situazioni al limite del probabile sono quelle che ci costringono a mettere in discussione quello che diamo per scontato, e trovarne i granelli di sabbia che inceppano il meccanismo della felicità.

Perché ambientare la storia a Londra, città che per altro dimostri di conoscere bene?

Ho studiato e lavorato a Londra per diversi anni prima di trasferirmi a Parigi dove vivo ora. Londra era perfetta per ambientare una storia di rinascita della personalità: è una città frenetica e onnivora come nessun altra, e occorre costruirsi alte difese emozionali e un forte carattere per sopravvivere alla metropoli che ti cannibalizza. E chi ha una personalità più forte del gatto?

In alcuni capitoli, quelli in cui la narrazione si focalizza maggiormente sul comportamento di Iago e sulla gattoterapia, abbiamo notato che anche la scrittura (in particolare attraverso la scelta lessicale) strizza l’occhio al mondo felino rievocandone sensazioni, consuetudini e caratteristiche. Possiamo quindi considerarlo, in alcuni punti, una sorta di esercizio di stile?  

Ho passato molto tempo a scrivere le scene in cui il gatto controlla la situazione e Lorenzo agisce di rimbalzo, in questo senso è stato davvero un esercizio di stile perché, anche se il romanzo è narrato da Lorenzo, in alcune parti cercavo di immaginarmi come mi comporterei se avessi avuto quattro zampe pelose e gli occhi elicoidali. E quindi dovevo immaginare gli angoli preferiti dove saltare, quando leccarmi le zampe, le frasi e i silenzi. Insomma, quando si dice cercare la mimesi narrativa.

Noi pensiamo che anche la lettura possa avere effetti benefici aiutando a trovare le parole giuste per ciò che si sente, a chiarire il proprio vissuto e a definire le proprie emozioni. Ci sono libri che tu consideri “terapeutici” o che desideri consigliare ai tuoi lettori (a parte Gattoterapia, naturalmente)?    

La versione di Barney è terapeutico, almeno per me, anzi, forse più psicanalitico. Barney è uno dei personaggi più vitali che abbia mai incontrato, quando parla sprizza passione, calore, trasporto. La cosa più bella di Barney è che non si lascia mai vivere, la sua personalità è così forte che la sua vita è vissuta come l’avrebbe voluta vivere.

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