PerfectBook incontra Annalisa De Simone

Annalisa De Simone

Travolgente è il primo aggettivo che ci viene alla bocca al termine della lettura del romanzo Non adesso, per favore di Annalisa De Simone edito da Marsilio: un libro che riecheggia a lungo nella mente per la forza delle emozioni, nude e ricche di sfumature, per il cammino che ogni personaggio compie. Travolgente è la passione tra Annalisa, la giovane protagonista della storia che lavora in una piccola casa editrice, e il brillante Ferretti, uomo più grande di lei e scrittore di fama con nodi non risolti in ambito affettivo. Travolgente è il fatto che fa quasi da spartiacque nella narrazione distruggendo ogni parvenza di sicurezza, spezzando equilibri e imponendo ad Annalisa e alla sua famiglia un cammino nuovo costellato di insicurezza e riscoperte: il terremoto che devasta L’Aquila nel 2009 (città d’origine dell’autrice) aggiunge una voce corale al romanzo, perché nulla a questo punto può più rimanere chiuso nell’intimità di fronte a una tale tragedia. L’autrice riesce con bravura a tratteggiare fatti e vissuti interiori, a impastare passato e presente, a portare a galla i silenzi più profondi. Travolgente è il finale del romanzo, davvero inaspettato (tanto da volerlo rileggere), che comunque pacifica e lascia aperte diverse strade interiori anche al lettore.
Per entrare nelle maglie del romanzo abbiamo posto qualche domanda a Annalisa De Simone:

Tre i temi portanti che caratterizzano la storia: l’amore, la passione per la scrittura e la letteratura e il terremoto avvenuto a L’Aquila nel 2009. Elementi che accomunano molti lettori. Quale la scintilla che ha fatto nascere il desiderio di scrivere questo libro?

Scrittura, amore e terremoto sono tutte esperienze di vita. È questa la scintilla, materia che brucia dopo un contatto diretto.

Annalisa De Simone - Non adesso, per favoreTra Annalisa e Vittorio Ferretti scatta subito l’attrazione: è un sentimento molto concreto, un amore fisico, fatto di poche parole. Spesso la protagonista racconta la mancanza di una reale comunicazione con lui, tanti silenzi ma sguardi intensi. Fino al crollo: “Ti prego, parla”. Cosa determina questa differenza di esigenze tra i due e questi silenzi? Quanto l’atteggiamento di Ferretti richiama l’indolenza che spesso si legge nelle relazioni oggi?

Il silenzio può essere spaventoso perché assomiglia al caos. Lì dove la parola ordina e collega, il silenzio si apre in mille possibilità e vai a sapere quali. Ma il silenzio in amore è una prova, non sempre è un’occasione mancata. È un modo per comunicare attraverso gli altri sensi. E quando imparano a goderselo, a mettere da parte le difese, per entrambi il silenzio si trasforma in un linguaggio potente.

Presente, passato e futuro si miscelano nelle prime pagine della seconda parte, quando Annalisa fa ritorno a L’Aquila. Cosa significa tornare a casa per lei e cosa significa per te?

Il passato è una dimensione del presente. Per lei, per me, tornare a casa significa sgrassare i ricordi, essere sospesi fra quello che c’era e quello che c’è. O non c’è più.

Nel tuo romanzo si legge come il terremoto abbia rappresentato una cesura nelle vite della gente: abitudini sconvolte, rapporti messi a nudo, progetti bloccati, paure portate a galla, ansie rafforzate. Come si risale da un tale stato emotivo?

La pazienza, innanzitutto. Che oggi è un po’ svilita, ingiustamente. Ci vuole disposizione interiore verso le avversità, il coraggio di aspettare e di accettare. Piano piano le cose cambiano, tornano e magari stupiscono.

Il rapporto padre figlio è un universale nella letteratura. Annalisa si sofferma molto a raccontare il rapporto con il padre e di come questo si ripercuote sul vivere la famiglia. Una figura prima forte e poi ritrovata più fragile, da cui la ragazza attende conferme. Quanto questo legame determina l’evoluzione di Annalisa?

Le parabole interiori sono sentieri affollati, se Annalisa cambia e si trasforma è anche grazie, o per colpa, degli altri. E poi, i padri c’entrano sempre nelle evoluzioni delle figlie.

“Le cose non sono mai così semplici come le diciamo, soprattutto i sentimenti. Ogni volta che proviamo a esprimerli non facciamo altro che appianarli”. È davvero sempre così? Perché, secondo te, questa difficoltà a parlare di sentimenti nella vita quotidiana magari proprio con le persone a cui si tiene maggiormente? Ci sono luoghi comuni da sfatare in questo ambito?

È davvero così, certo. Dire ciò che si sente, di per sé, comporta una riduzione. È come se ci trovassimo a spiegare un colore. Si può dire cos’è il blu? È davvero così, ma non ne farei un dramma. Non serve dire per sentire.

A chi consiglieresti in particolar modo il tuo libro e perché?  

A tutti. E lo consiglierei a tutti perché da grande voglio continuare a fare la scrittrice.

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