PerfectBook incontra Aldo Dalla Vecchia

Aldo Dalla Vecchia bambino
Aldo Dalla Vecchia bambino

La Piccola mappa della nostalgia di Aldo Dalla Vecchia (Pegasus Edition) ci ha colpito per la sua semplicità e per la densità delle emozioni che racchiude: una carrellata di sessantotto affreschi che disegnano la fanciullezza di un bambino nato nel 1968 a Vicenza e cresciuto nella provincia italiana veneta. I ricordi di Aldo Dalla Vecchia parlano a molti perché raccontano cose che molti hanno vissuto. Lo scrittore, autore televisivo di numerosi programmi, parla del rapporto con genitori e zii, delle cose di ogni giorno (dal formaggino Mio alla lettura del Corriere dei Piccoli), degli eventi che hanno lasciato il segno (dal terremoto del ’76 all’incidente del papà) e di tante piccole scoperte che si sono trasformate in tessuto di vita fondamentale.

L’intervista con Aldo ha subito preso la forma di una piacevole chiacchierata a tutto tondo in cui lettore e scrittore dialogano oltre i confini letterari. Ci accomuna il proustiano “effetto madeleine” per cui alcuni profumi evocano ricordi molto vivi che si riaffacciano alla memoria con naturalezza. Abbiamo sorriso, ad esempio, leggendo e sentendolo raccontare delle belle di notte, quei fiori rosa screziati di giallo di cui anche noi raccoglievamo i semi neri da bambini a casa dei nonni. “Poche cose al mondo evocano in te l’estate come il profumo delle belle di notte, che crescevano spontanee insieme al gelsomino in una piccola aiuola sulla facciata della vostra casa di campagna”, così era ieri e così è oggi per lo scrittore. Pagina dopo pagina la mappa del vissuto personale e generazionale narrato nel libro si definisce permettendo a noi lettori di incontrare tanti aneddoti che fanno sorridere e ispirano dolcezza, qualcuno mette anche tristezza come quello intitolato “Lo zaino del papà”: “L’unico flash doloroso è quello legato alla morte di mio padre: ricordo il marmo freddo sotto i piedi, la mamma che arrivava con la bara, la camera ardente. Ho cercato di restituire il ricordo in modo spontaneo proprio perché si tratta di qualcosa di indelebile”.

Cosa è la nostalgia secondo te?

E’ una mancanza, un dolce ricordo, una versione leggera della malinconia con sprazzi di contentezza e felicità. E’ qualcosa che fa compagnia per una parte della vita e continua nel tempo. Anche nel mio primo romanzo Rosa malcontenta (Sei Editrice, ndr) c’è un senso di nostalgia. Nella mia testa la Piccola mappa della nostalgia è come una derivazione di Rosa perché la piccola provincia italiana un po’ si assomiglia tutta e ho voluto restituire un po’ del sapore contadino.

Come è nato questo piccolo volume, dal sapore intimo e personale eppure comune a molti che hanno vissuto gli anni ’70 e ’80?

Ho impiegato tre estati per lasciar fluire le idee: attaccavo i post-it al muro seguendo un flusso di coscienza in cui un ricordo portava all’altro; nel 2015 ho lavorato all’ultima stesura e tolto alcuni racconti perché secondo me doveva essere un piccolo libro.

Aldo Dalla Vecchia
Aldo Dalla Vecchia

Questa Piccola mappa è aggiornabile con quei ricordi che devono ancora risvegliarsi o può considerarsi conclusa trattandosi di un libro?

Ho vissuto la stesura del libro come un gioco di associazioni mentali: scrivendo ero sicuro che c’erano altre suggestioni, persone e situazioni da tirare fuori. Se un giorno ci fosse un’altra edizione metterei ad esempio anche il gioco con i chiodini colorati, i Lego e il das che fanno parte della nostalgia della mia generazione e di quella seguente. E’ un libro che può crescere ma ora ho altri progetti letterari: sto lavorando al secondo libro giallo su Amerigo Asnicar, intitolato La lunga estate di Amerigo Asnicar, una serie ambientata nel mondo milanese della televisione. Inoltre, nel 2018 vorrei realizzare una raccolta di strafalcioni su modi di dire: ho iniziato quest’anno a pubblicare ogni giorno su facebook un post in cui riporto “parole, espressioni e modi di dire che mi provocano la psoriasi”. Il sogno sarebbe essere solo uno scrittore, anche se mi piace lavorare nella televisione e ritengo che questo fosse l’unico lavoro che avrei potuto fare. Secondo me gli anni d’oro della creatività per la televisione sono passati, gli anni ’80 e ’90 erano molto colorati mentre ora sono più tecnici.

Nella Piccola mappa parli anche dei temporali d’estate, “che ti hanno sempre trasmesso un’incredibile forza ed energia”. Succede ancora oggi o pensi che le emozioni legate ad alcuni eventi possano cambiare con il tempo?

Quando sono a casa di notte e fuori si scatena un temporale i miei due gatti sono spaventati ma io provo un senso di dolcezza perché ricordo la protezione dello zio quando ero piccolo e fuori sentivo i tuoni. Sono eventi naturali che amo, mi caricano e mettono allegria.

Preferisci foto e televisione in bianco e nero o a colori?

Il bianco e nero è più cattivo, rigido e manicheo, usarlo oggi significa raccontare cose di molto tempo fa appartenuta ad altre generazioni. Viva il colore! Ho lavorato molto sulla nostalgia ma mi piace essere calato nel presente e fare progetti pur sapendo che il passato riaffiora quando vuole. Di questo presente non credo che salverei qualcosa per un’ipotetica futura edizione della Piccola mappa; piuttosto, se potrò, trasformerò questi ultimi dieci anni in un romanzo.

Colori, anche noi scegliamo i colori, quelli delle emozioni che regalano libri e incontri e alla fine di questa chiacchierata ci soffermiamo un attimo a pensare alla bellezza con cui i ricordi si intrecciano con il presente…

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