#sulletraccedellaortese

Tra i pochi (ma buoni) acquisti che ho fatto al Salone del Libro di Torino, all’incirca un mesetto fa, c’è un piccolo libro edito da minimum fax. Si intitola Ortese segreta – Ritratto intimo di Anna Maria Ortese. Il libro è piccolo, è vero, ma, come spesso accade in questi casi, molto grande per il suo respiro e i suoi contenuti. L’autrice è Adelia Battista mentre la prefazione è di Lia Levi.

Quel che ha fatto Adelia Battista è stato mettersi sulle tracce della sua autrice più amata, inizialmente per scrivere su di lei una tesi di laurea ma in seguito per affinità elettive e infine per amicizia. È sorprendente, infatti, come la schiva scrittrice napoletana (scomparsa nel 1988), premio Strega nel 1967 con Poveri e semplici, abbia saputo aprire i cassetti della propria memoria, o le “uova di un nido”, per citare Lia Levi che a sua volta cita lo scrittore russo Izrail Metter paragonando i ricordi proprio a uova in procinto di schiudersi. E lo abbia saputo fare donando fiducia e affetto a una studentessa che, rispetto ai tanti che si erano dedicati alla sua opera, aveva imparato a conoscerla e rispettarla in un modo unico, vibrante, autentico.

Adelia Battista, dunque, in questa opera di raccolta di testimonianze, lettere, episodi, disegna un profilo inedito di una delle autrici più importanti del Novecento italiano. Dalla sua stanza milanese della casa di riposo Anni Azzurri, la Ortese riceveva la studentessa – ora giornalista e autrice teatrale – e dava forma, nelle interviste e dialoghi, a un sentimento inesauribile per la vita che pian piano la abbandonava e soprattutto per la letteratura.

“Mi parlava di Edgar Allan Poe, di Herman Melville e di Nathaniel Hawthorne, da lei molto amati. Condivideva con loro la segreta convinzione che la ragione, da sola, non può indagare i misteri più profondi del cosmo e dell’anima. Sentiva simili a sé quegli autori che hanno scritto contro il militarismo e la guerra, sempre in lotta contro ogni vento di persecuzione razziale, religiosa, politica, e contro la pena di morte”.

Tra le pagine di Ortese segreta, a cominciare dall’epigrafe che riprende una citazione da Corpo celeste – uno dei capolavori della scrittrice – e che finisce così: “Dovunque siano occhi che vi guardano con pace o paura, là vi è qualcosa di celeste, e bisogna onorarlo e difenderlo”, si trova un mondo delicato. Un universo spirituale, pieno anche di dolore e insieme di dolcezza, che sembra proprio il distillato dell’opera dell’autrice, vista con gli occhi di una studiosa di valore.

Una lettura che merita perché riconnette con il nocciolo più profondo della scrittura e del vivere.

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