#sorpreseletterarie

Di recente, sono stata in gita a Reggio Emilia. Lo scopo, oltre a un po’ di relax per alleggerire le fatiche dell’inverno, era quello di vedere una bella mostra d’arte che avevo “puntato” da qualche tempo. Con l’occasione, insieme a mio marito, ne ho approfittato per conoscere meglio la città e per fare scoperte inattese.

La sorpresa più bella di questa gita è accaduta quando, per rifugiarci dalla pioggia, ci siamo infilati in una biblioteca, la Panizzi, che ci avrebbe regalato un vero tesoro nascosto. Ci siamo, infatti, persi tra le sale della mostra letteraria Silvio D’Arzo ritrovato promossa dal Fondo Rodolfo Macchioni Jodi.

Qui, ho imparato molto su un autore – Ezio Comparoni in arte Silvio D’Arzo – dalla delicata sensibilità, eclettica produzione letteraria e vita troppo breve. Nato nel 1920 a Reggio Emilia (il 6 febbraio avrebbe compiuto 98 anni) da una famiglia povera (una mamma senza lavoro e padre ignoto), riesce a studiare Lettere e a fuggire durante il viaggio che lo avrebbe condotto in un campo di concentramento tedesco.

“È stato detto che tutti noi, almeno per un certo periodo, viviamo una vita non propriamente nostra: finché, ad un tratto, arriva il ‘nostro giorno’, qualcosa come una seconda nascita, e solo allora ciascuno di noi avrà la sua inconfondibile vita”  (Silvio D’Arzo, Elegia alla signora Nodier).

La sua opera più nota è un racconto lungo, Casa d’altri, che Montale definì “perfetto”. Ha pubblicato un solo romanzo, All’insegna del buon corsiero, nel 1942 per Vallecchi, un editore con cui intrattenne un duraturo legame affettivo ed epistolare.

Scrisse storie per ragazzi, poesie e saggi per lo più sulla letteratura anglo americana. Il suo stile, lirico e profondo, è stato capace, nel breve tratto della sua vita, di entrare nell’animo umano come pochi autori suoi contemporanei. Solitudine, isolamento ma anche speranza e fiducia nelle relazioni umane sembrano essere i temi a lui cari. Trovo che sia stata una vera fortuna scoprirlo in modo così fortuito. Non resta che approfondire allora la lettura delle sue opere e continuare a organizzare gite per lasciare che la vita e la letteratura ci catturino così felicemente.

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