#riscoprireilgrandegatsby

Mi è successo quasi per caso: ero a una lezione sul tema del “narratore” tenuta dalla bravissima scrittrice Elena Varvello e, tra le molte altre cose che in poche ore ho imparato, l’ho ascoltata leggere alcune righe di questo capolavoro assoluto. Così, sono andata a cercarlo nella mia piccola biblioteca di casa e c’era ancora, il topo (episodio precedente) lo aveva risparmiato. Il mio Grande Gatsby era ancora lì ad aspettarmi. Ciò che mi ha colpita, e parecchio, è stata la differenza di lettura nel tempo.

Mi spiego meglio: ho letto questo romanzo da giovanissima, a scuola, e poi in questi giorni (ne ho parlato anche in radio nella puntata settimanale della trasmissione che dedico ai libri) l’ho riletto con occhi diversi. Tra le righe della storia di uno dei personaggi più conflittuali e splendidi della letteratura mondiale, le sue contraddizioni, la sua ascesa, le sue feste sfarzose, il suo sogno infranto di arricchirsi, conquistare una ragazza impossibile e in definitiva essere ciò che non è, ho ritrovato i miei pensieri di ragazzina. Piccole frasi, punti esclamativi e punti interrogativi accanto alle parole “difficili”.

A differenza dell’American Dream che ne romanzo crolla miseramente insieme agli insuccessi di Gatsby, il mio sogno di lettrice è ancora intatto. Trovare nei romanzi scintille di saperi e di sensazioni da custodire e di cui far tesoro.

“Quando ti vien voglia di criticare qualcuno” mi disse “ricordati che non tutti a questo mondo hanno avuto i vantaggi che hai avuto tu”.

Così comincia questo romanzo e questa è una delle tante frasi trasformative della scrittura di Francis Scott Fitzerald che, nel raccontare dei desideri e delle spinte ambivalenti di Gatsby raccontava anche di sé, delle proprie ambizioni e delle proprie delusioni. Una favola triste da riprendere e una storia nuova da scoprire per chi non l’avesse ancora letto.

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