#piccoledonnedagrandi

Il 30 settembre ricorreva il 150° anno dalla pubblicazione di uno dei capolavori della letteratura per ragazzi di tutti i tempi: Piccole donne di Louisa May Alcott. Per quell’occasione, ho avuto la fortuna di ricevere un invito per un convegno nel corso dei quale avrei dovuto raccontare della mia relazione con questo libro.

Così è andata che ho letto il romanzo con occhi nuovi, come se fosse la prima volta. E, in un certo senso, lo è stata. Da bambina non ero una grande lettrice. Per diverse ragioni, lo sono diventata con l’adolescenza quando mi sono trasformata di colpo in quella che si può definire una “lettrice forte”. Ed è bello, tra parentesi, questo senso di forza che si abbina alla quantità dei libri letti. Posto che, come in tutte le cose, a contare molto è anche la qualità delle letture, va detto che in questo caso è melius abundare quam deficere. Mi sono accorta, dunque, che non avevo una vera memoria di una lettura integrale del libro, ma solo confusi e indistinti spezzoni, probabilmente tratti dal cartone animato o dai parecchi film ispirati alla storia della sorelle March. Dunque Piccole donne, come a volte accade, era per me uno di quei libri che “credevo” di aver letto, che forse avevo letto davvero, ma non ne erano rimaste tracce decise nella memoria. Riprenderlo oggi, alla luce anche di questo oblio, è stato importante. Quando si grida al capolavoro, spesso si sbaglia. Ma non nei casi in cui il capolavoro è autentico. Pare una contraddizione ma con i libri questa legge di rado fallisce. E allora com’è stato incontrare, da lettrice adulta e “forte”, le giovani Meg, Jo, Beth e Amy e tutti i personaggi che ruotano loro intorno (bambole e gattini inclusi)? Devo dire che è stato tenero, utile, trasformativo.

Il romanzo è una storia corale di formazione, che l’autrice era inizialmente recalcitrante a scrivere su commissione (per la serie, qualche volta le cose migliori nascono dai doveri). Una storia ricca di valori. Sì, proprio valori morali e umani, qualcosa di cui abbiamo bisogno oggi più che mai un po’ tutti, inutile negarlo. E ho ritrovato una semplicità di scrittura disarmante, pulita, impeccabile.

L’atteggiamento pieno di pazienza e di umiltà della mamma furono per Jo una lezione più efficace di qualsiasi rimprovero. Il sapere che anche lei lottava per sbarazzarsi dello stesso suo difetto rendeva tutto più sopportabile e la spronava a guarirne lei pure.

Consiglio a tutti, neanche a dirlo, la lettura o rilettura di questa tenera ed edificante storia con gli occhi di oggi allo scopo di poter guardare al domani da una nuova prospettiva.

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