#librinonletti

“Ma se ancora non siamo mai stati in Giappone!” mi disse una volta tanti anni fa mia nonna. La mia domanda era: nonna, siete sempre in giro per il mondo (sottinteso: e mai a casa…); e lei così mi rispose. Parliamo di 30 anni fa almeno, mio nonno era in pensione da una decina circa: siccome erano i magici anni ’80 e i soldi c’erano, avevano giustamente deciso di viaggiare. Ma in Giappone, ancora nulla: in effetti non ci andarono mai. Si può dire, in pratica, che mia nonna e il Giappone non abbiano mai avuto nulla a che fare, e per sua stessa ammissione. Eppure. Eppure? Eppure qualcosa, dai, una cosa sì: la prendo un po’ alla larga.

Mia nonna se n’è andata pochi anni fa, mio nonno alcuni di più. Quando è stato il momento di mettere mano a tutto quello che avevano serialmente accumulato in casa, quello che più abbondava erano i libri. Ce n’erano nella libreria, ovvio, accatastati in due file e poi ancora sopra. Ce n’erano in ogni stanza, su altri scaffali o su mensole che si piegavano sotto il peso della carta. Ce n’erano, addirittura tre livelli diversi, dentro l’armadio dei vestiti, perché nonostante un appartamento gigantesco erano davvero troppi. Il fatto è che sono piuttosto sicuro che fra entrambi, li avessero davvero letti tutti. Tutti. Dalle poesie di Trilussa a Carpinteri & Faraguna, da De Crescenzo a Grisham, da Erma Bombeck alla storia d’Italia di Montanelli, saggi e romanzi e fotografici e grammatiche e chissà cos’altro, se erano lì dentro erano stati quasi tutti divorati. Certo, non tutti-tutti. Ma la stragrande maggioranza direi di sì.

“Qualsiasi cosa tu sappia fare, c’è sicuramente un bambino giapponese che la fa meglio di te” recita un adagio che chiunque abbia accesso a YouTube può verificare senza problemi. “Qualsiasi sciocchezza ti venga in mente, c’è di sicuro una parola giapponese che la definisce”, lo declinerei io. Ad esempio, accumulare libri oltre qualsiasi speranza di avere il tempo di leggerli pare che si dica ‘Tsundoku’: sono stato in Giappone, a differenza di mia nonna, ma non ho chiesto conferma quindi tocca fidarsi. Non so bene come si declini, ma se i miei nonni di tsundoku non avevano proprio un tubo, io invece sono indiscutibilmente un tipo molto tsundoku. Tsundokissimo eh. Nonostante a casa mia abbia cataste di libri non letti, tra questa estate e ora ne ho letti quattro – tutti comprati ex novo insieme ad altri che, in sterminata compagnia, attenderanno mesti su ogni ripiano a disposizione.

Insomma, ho pensato che – sì, dai, potete darmi del parac… del furbetto, ehm – che sarebbe bello se per una volta, invece di parlare di quello che abbiamo letto e che ci ha fatto innamorare, facessimo un po’ di coming out citando ciò che abbiamo acquistato (tsundokato?) e che è rimasto lì ad attenderci, anche se ehi, prima o poi devo proprio leggerlo perché sarà di certo bellissimo! Ne ho scelti cinque tra i millemila, aprendo a caso ante di librerie o affacciandomi a scaffalature debordanti carta come nemmeno l’armadio di Marylin Monroe di vestiti. Alla faccia di mia nonna, che probabilmente avrebbe faticato a trovarne cinque in tutto tra i suoi. E vi assicuro che per tutto il resto era un tipo molto, ma molto tsundokoso.

  1. PIANO MECCANICO, Kurt Vonnegut. È il mio scrittore preferito, è un libro che mi hanno consigliato amici fidatissimi, ha tutte le caratteristiche in cui sogno di perdermi quando affondo nella lettura. Eppure niente, è lì che mi aspetta.
  2. L’EROE, Achille Campanile. Lo amo follemente, quando ho trovato questo volume al mercatino non ho resistito. Sbeffeggiare i valorosi, la guerra, le celebrazioni: dai, l’ha scritto per me. E invece, polvere anche per lui.
  3. LE FANTASTICHE AVVENTURE DI KAVALIER E CLAY, Michael Chabon. Copertina bomba, nome altisonante, titolo wow, Pulitzer per la narrativa, schiere di appassionati che lo adorano. Dai, cosa aspetti ad aprirlo? Bella domanda.
  4. IL CIRCOLO PICKWICK, Charles Dickens. Gli sarò eternamente grato per il Canto di Natale, e il signor Pickwick mi incuriosisce moltissimo. Ma avete visto quanto è grosso? Come si fa ad iniziarlo se non si è sicuri di avere tempo a sufficienza?
  5. C’ERA UNA VOLTA IN AMERICA, Harry Grey. Probabilmente l’unico romanzo della storia che uhm, ‘è meglio il film o il libro?’, e tu cosa rispondi? Nel dubbio, prendi tempo e lo lasci lì.

Sarebbe divertente se chi di voi li avesse letti provasse a convincermi – o dissuadermi, eh! – e sarebbe ancora più divertente se ognuno di noi avesse il coraggio di citare i propri volumi tsundokati in casa, che in effetti suona simile a tsunami. Magari sono parole parenti, chissà. Avrebbe senso.

Dai, ditemi i vostri cinque!

Un commento

  1. Elena
    14 ottobre 2018
    Rispondi

    Il Maestro e Margherita di Bulgakov… Non letto

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