#leggereinestate

L’estate può essere davvero il momento di riscoprire la lettura. Per me, come immagino per molti, ha sempre significato lunghe ore a disposizione e lentezza. O per lo meno, fino ai tempi degli studi, Università compresa. Dopodiché, l’estate ha cominciato a correre più veloce e credo che invece sia giusto riflettere su quei valori di cura e riflessione un po’ persi.

Da ragazzina per me l’estate ha rappresentato la scoperta della grande letteratura dell’Ottocento e del Novecento. Ricordo con precisione la lettura dei Malavoglia di Verga, ad esempio. E ricordo che, nonostante i pregiudizi sulla “difficoltà” del testo (falsissimo: è un testo semplice e pulito), mi aveva appassionata in modo sorprendente.

E mi colpì soprattutto come le avventure tragiche e umane di un paesino piccolo come Aci Trezza potessero avere un impatto così duraturo e significativo e stupire una ragazzina negli anni Novanta come me. C’è da dire che leggevo in un paesino sperduto del Piemonte dove i miei nonni avevano una casa. Non posso dimenticare i pomeriggi eterni in cui il sol leone rendeva tutto più statico, immobile e quel senso di essere soli al mondo. E invece in parallelo sotto i miei occhi, attraverso le storie che leggevo, si componevano mondi in frenetico movimento e pieni di voci e pensieri.

Mentre l’unico rumore che sentivo all’esterno era il ronzare di qualche mosca stanca, dentro di me ascoltavo i discorsi dei Malavoglia ed ero lì con loro, nella casa del nespolo, a capire come fare a sopravvivere.

Il mio augurio allora è di affrontare ogni estate, anche quelle troppo calde come questa, la stessa emozione della lettura come uno spazio “altro” ma anche presente e vivo.

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