#gliannigiusti

Apro OpenOffice da una stanza di un bed and breakfast di Bologna, la fiera del libro per bambini sta per chiudersi e con un certo imbarazzo vi racconto che non ho visto praticamente nulla che non fosse lo stand dell’editore per cui lavoro. Domani avrò finalmente un momento per fare due passi tra gli sgabbiotti più o meno decorati in cui il trionfo di colori è quasi tangibile: il bello di questi eventi è che nessuno lesina sugli accostamenti cromatici, siano eleganti tinte pastello o rumorose cannonate fosforescenti.

E poi ci sono i contenuti.

Credo che poco altro, in letteratura sicuramente ma credo nell’arte in generale, possieda una tale potenza in così poco spazio come la letteratura per bambini e ragazzi.

Soprattutto gli albi illustrati, sintetici per forza di cose ma farciti di genialità, sono un trionfo di metafore e di direzione, di dialogo tra immagini e parole, di personaggi impossibili e altri quotidiani. Penso al fenomenale La via del disegno brutto di Alessandro Bonaccorsi (Terre di Mezzo), che si propone di reinsegnare agli adulti (sì, insegnare di nuovo) le gioie del disegnare, e mi chiedo perché i suddetti ‘grandi’ perdano la passione per i libri dedicati ai più piccoli. Penso a mio figlio, che poco tempo fa mi ha chiesto ‘papino, ma perché i piccoli non possono fare le cose dei grandi e invece i grandi possono fare le cose da piccoli?’: è vero, ho pensato, ma ben pochi raccolgono un’occasione tanto preziosa ed è un vero peccato. Sarebbe bello se ogni tanto tutti evitassero di controllare la carta d’identità per sapere se un libro può essere o meno adatto a loro, no? Perché in fondo si tratta sempre di parole e di disegni, di messaggi e di situazioni, di descrizioni e di emozioni: semplicemente, spesso sono più immediate, visibili, comprensibili. È una cosa a cui tengo molto, sia da lettore che da autore.

In questo senso, chiudo queste righe consigliando a tutti una antologia curata da un grandissimo studioso della letteratura per l’infanzia che ci ha lasciato di recente e che è stato strano non vedere a Bologna quest’anno: si tratta di Cieli Bambini, di Livio Sossi, una raccolta sterminata di poesie per bambini che lasciano senza fiato. Ci trovate tutti i giganti, come Rodari ovviamente, o Tognolini, Piumini e tanti altri, oltre a nuovi autori di oggi – perché Sossi lo ha aggiornato molto, aggiungendo e aggiungendo. Qualcuna fa sorridere, altre spiccano il volo, molte sono romantiche, tutte indistintamente fanno molto pensare. A una prima lettura ci si chiede come i bambini le ricevano, quali corde tocchi la poesia; poi accade la magia, e a rileggerle ancora ci si accorge, come quando il lampo accende la notte, che in realtà siamo tutti bambini. I bambini non sono adulti in potenza, siamo noi che siamo solamente bambini con la tecnologia, bambini con la conoscenza, bambini esperti. Eppure, sempre bambini.

Lo stesso Sossi, chi l’ha conosciuto lo sa bene, era famoso per un entusiasmo dirompente che lo affamava di parole: per questo aveva tempo e attenzione per chiunque, dall’autore affermato allo sconosciuto che gli chiedeva un’opinione, e generalmente una parola di incoraggiamento sincera per tutti; ovviamente, si sarà capito, parlo per esperienza personale: la dedica sulla mia copia del libro è una valida dimostrazione della cosa.

Siamo e saremo sempre tutti bambini: vogliamo che ci ascoltino quando parliamo, vogliamo emozionare ed emozionarci. Correte a scegliere il vostro libro, ora, forza! E senza contare gli anni che avete, perché ve lo dico io: affondati tra le pagine, ne avete sempre quelli giusti.

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